Malattia genetica rara curata con le cellule staminali

Malattia genetica rara: la storia di Alex, salvato dalle cellule staminali

La storia di Alex, salvato dalle cellule staminali

“Tante volte mi sono chiesto perché a me, cosa avessi fatto di male per meritarmi tutta questa sofferenza e solo ora l’ho capito: dovevo essere testimone del successo della scienza, del trionfo della solidarietà, del primato dell’amore e della vittoria su di una malattia genetica rara come la Linfoistiocitosi Emofagocitica che mi voleva strappare da tutti voi.”

Queste le parole che i genitori del piccolo AlexAlessandro Maria Montresor, il bimbo sottoposto un mese fa a un trapianto di cellule staminali emopoietiche da genitore, hanno condiviso sui loro social network per ringraziare tutte le persone che hanno contribuito e sostenuto la loro famiglia in un momento così difficile.

Alex, nato in Inghilterra da genitori italiani, è stato portato all’ospedale Bambino Gesù di Roma, dove l’equipe di Franco Locatelli, responsabile del reparto di Oncoematologia e Medicina Trasfusionale, ha voluto tentare il tutto per tutto. Le speranze per il piccolo sono state riposte nella innovativa tecnica di trapianto cui è stato sottoposto il 20 dicembre 2018. La tecnica messa a punto ed applicata al Bambino Gesù per la prima volta al mondo nel 2014, prevede la manipolazione delle cellule staminali dal genitore più compatibile per evitare il rischio di rigetto.

Le cellule del padre, risultato il più compatibile tra i genitori, sono state manipolate e infuse nel piccolo e, ha spiegato l’ospedale, “hanno perfettamente attecchito”. Il percorso trapiantologico “può dirsi concluso positivamente”. Infatti le cellule, dopo più di 30 giorni dal trapianto, “stanno ripopolando adeguatamente il sistema emopoietico e immunitario del paziente”.

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