Cellule staminali e infertilità

Delle cellule staminali definite oogoniali, ovvero un tipo di cellule staminali adulte in grado di produrre ovociti, potrebbero in futuro trattare l’infertilità

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 15% delle coppie in età riproduttiva in tutto il mondo soffre di infertilità.

Attualmente, questa condizione viene trattata con stimolazione ormonale, inseminazione intrauterina, fecondazione in vitro e donazione di gameti. La maggior parte di queste opzioni si basa però sul presupposto che entrambi i partner producano già gameti funzionali.

Di recente, alcuni studiosi hanno identificato in diversi mammiferi – tra cui anche l’uomo – delle cellule staminali definite oogoniali, ovvero un tipo di cellule staminali adulte in grado di produrre ovociti, e che potrebbero in futuro trattare l’infertilità.

«L’uso delle cellule staminali può prevedere il loro differenziamento in laboratorio in ovociti, permettendo una gametogenesi completamente in vitro», spiega Francesca Klinger del Dipartimento Biomedicina e Prevenzione dell’Università di Roma Tor Vergata, Sezione Istologia.

Le cellule staminali hanno infatti la proprietà unica di restaurare, rigenerare o rimpiazzare le cellule specializzate del corpo che sono fisiologicamente consumate o danneggiate. Grazie alle loro particolari caratteristiche di autorinnovamento e di differenziamento, le cellule staminali vengono utilizzate nel trattamento di molte malattie e condizioni patologiche – soprattutto del sangue e del sistema immunitario – già da oltre 30 anni.

Ora potrebbero aprirsi nuove prospettive anche nel trattamento dell’infertilità, come dimostrano già i primi risultati ottenuti nel 2011 da un gruppo di ricercatori giapponesi dell’Università di Kyoto. Gli studiosi sono stati in grado di replicare in laboratorio il primo passo della gametogenesi nei topi, partendo da cellule staminali pluripotenti indotte e ottenendo poi ovociti che, sottoposti a IVF, hanno prodotto cuccioli sani.

«La prospettiva di generare ovociti dalle cellule staminali potrebbe garantire alle pazienti che affrontano un percorso di preservazione della fertilità o di riproduzione assistita una maggiore indipendenza e libertà di scelta che spesso è fortemente limitata dal tempo», continua la Dr. Klinger. Dunque confermando che il trapianto autologo delle cellule staminali è un campo ampiamente in sviluppo anche nel settore della riproduzione, il cui obiettivo ultimo è quello di migliorare i tassi di successo della procreazione medialmente assistita e di fornire una possibilità anche alle coppie i cui gameti non sono funzionali (per cause genetiche, trattamenti di radio o chemioterapia, assunzione di immunosoppressori).

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